Secondo tempo. Fallo laterale a favore nostro, a pochi metri dalla linea di meta avversaria. Ci schieriamo silenziosi e sereni affondando gli scarpini chiodati in un letto di fango scuro, insensibili oramai al freddo bastardo incollatosi come uno strato invisibile sulla pelle e sulle maglie condite di pioggia e maestrale.
Noto che la coperta bassa e scura di nubi che, fino a quel momento, aveva ricoperto il velodromo dello Zen, accenna a schiarirsi…sensazioni che crescono dal profondo delle viscere, pulsazioni che salgono, scambi di sguardi che emanano lampi di determinazione, in una misteriosa armonia con gli elementi che intorno assistono alla battaglia. La palla è conquistata dal salto sicuro di Pasqualino “Patrizio Oliva” e senza indugi viene ingoiata e nascosta nelle stive della mischia dei pirati di Marco Aiello. Monticelli, assatanato capo voga, urla i comandi per far avanzare il compatto vascello tinto di giallo ocra. E’ adesso che avverto qualcosa di forte, fortissimo, che mi stacca la spina del razionale e mi risucchia in una dimensione inspiegabile, un oblio dei sensi. Mi attacco dunque al pallone e al corpo del capitan Aiello, continuando a pestare ed avanzare spingendo indietro il corpo roccioso da vero guerriero del pack dell’istrice palermitana. Troviamo così una fessura nel muro di cinta dei corpi neri arancio e, uniti come una cosa sola, entriamo, passo dopo passo, bassi e raccolti come in un bunker sotto il bombardamento nemico, mentre il capitano mi sussurra “A’ tieni tu a’ palla?”. Si, la tengo io, quando all’improvviso vedo emergere dal fango una lunga linea bianca, pochi passi ancora, mentre la mia mente precipita sempre più in un oblìo di ricordi che sfrecciano a velocità folle tutto intorno, come l’astronauta di Stanley Kubrick in “2001 Odissea nello Spazio”, alla deriva dei ricordi della sua vita. E l’oblio termina all’improvviso quando mi ritrovo sdraiato nel fango a baciare la palla chiusa sotto il petto conficcata sulla linea di meta, e sento così finalmente un gusto speciale, un sapore dove si mischiano fango, il sangue dei miei fratelli, nuovi e antichi e dei ricordi di uomini e battaglie che mi hanno dato la possibilità di essere uomo, lontano dalla mia amata terra. Il sole è apparso in quel momento, facendosi largo per un momento nel mare di nuvole plumbee. Un maestro d’orchestra o un regista da qualche parte si sarà sicuramente nascosto tra gli spalti divertendosi a giocare e manovrare per 80 minuti uomini e natura.
La meta incornicia degnamente il comportamento e l’attitudine dei 20 pirati di Nisida, reduci da una traversata del basso Tirreno resa burrascosa dalla potenza del Maestrale. Partiti con poche speranze alla volta di Palermo cara, riescono a tenere testa in ampi tratti della tenzone, alla compagine che sorprendentemente ha sconvolto le gerarchie del rugby del centro sud Italia. Palermo è una squadra fisica, tosta, completa in ogni reparto con alcune individualità di pregio. Serve solamente una gestione tattica più lucida e pragmatica da parte dei due mediani per sfruttare al massimo le potenzialità enormi delle Istrici di Gioacchino La Torre, mio maestro di gioventù insieme al fratello Filippo.
I fratelli La Torre sono il rugby a Palermo da decenni, inossidabili al passaggio del tempo, amati e odiati come accade alle persone fatte di sangue bollente e spirito puro, ed a loro ho dato il primo ringraziamento una volta uscito dal campo. Un onore per me. Dagli spalti nel frattempo vengo io “onorato” dall’affetto dei mie antichi compagni di squadra, i gloriosi Fofoidi, che subito dopo la marcatura della meta mi hanno manifestato quanto di meglio potessero provare nei confronti del compagno di 1000 scorrerie dentro e soprattutto fuori dal campo. “PENTITO!!!!!” – “TI ABBIAMO DATO A MANGIARE!!!!” – “FANGO, SEI UN PEZZO DI FANGO!!!!. Mio figlio Nicolò, innocente creatura priva di malizia, che mi seguiva verso gli spogliatoi mi dice tutto orgoglioso: “Papà, vedi che bello che fanno il tifo per te!!”
Adesso provo a elencare in ordine sparso alcune delle situazioni che mi sono rimaste maggiormente impresse in questa speciale domenica di rugby senza tempo:
- Compare Ninni Pisciotta, il sornione tesoriere mediatore presidente ombra del Palermo RC che incornicia il maestoso terzo tempo con una gigantesca guantiera di sfincette di San Giuseppe, prese d’assalto e divorate dai napoletani come cavallette;
- Il Presidente Fabio Rubino, squisito padrone di casa, che per la cronaca, disputò l’ultima partita della sua bella carriera nella giornata in cui io debuttavo, tenero fanciullo novizio, proprio su quel vecchio e duro campo di calcio sulle cui ceneri sorse l’attuale velodromo;
- Terzo tempo: lode alle donne del Palermo, Anna e Lucia e le altre di cui, chiedo venia, ignoro i nomi per la regale tavolata improvvisata nei corridoi degli spogliatoi. Tra le pietanze assaporate e accumulate nei piatti ricordo: decine di arancine al burro e alla carne, teglie di anelletti al forno, pignate di cotechino e patata al picchio pacchio, involtini, salsiccia, gatò, etc. Menzione speciale alle deliziose penne con besciamella e broccoli di papà Don Gianni Calapai e lo spezzatino (semifiletto di Angus nero del Wyomiing!!) con le patate di Anna La Torre, religiosamente custodito in un pignatone riscaldato;
- La mitica frase alla John Wayne di Stefano Tagle, classe 1969, proferita durante il riscaldamento sotto un diluvio universale per caricare la ciurma: “ GUAGLIO’, O’ RUGBY E’ FANGO, O’ FANGO E’ RUGBY!!”. Da segnalare che Tagle ha elegantemente uscito la sua carta di credito per pagare al momento dell’imbarco l’intera traversata con Snav, visto che il comandante della Tirrenia si era deciso a non partire;
- La prestazione del 2^ linea/flanker Riccardo Coppola, schierato domenica nelle terre lontane dell’ala, sacrificio necessario per colmare le lacune di formazione. Una palla toccata in tutta la partita, ma con competenza e passione…hai un posto assicurato!
- Tonino Porzio, che subisce un tremendo placcaggio a ribaltare da parte di Subu lo scignone del Palermo, ingiustamente punito dall’arbitro per placcaggio pericoloso. Tonino, da uomo di strada e di vicoli, assorbe il colpo senza drammi e si ri fa minuti dopo atterrando con un placcaggio da manuale la carica del cinghiale Emilio detto “Pilu Russu”.
- Luca Monticelli, che, come al solito, rincoglionisce l’arbitro messinese (ottima la sua prestazione) che a un certo punto sbotta avvilito verso il capitano Aiello: “MA CHI E’ IL CAPITANO TRA VOI DUE!?! PARLA SEMPRE LUI!!!!”
- I camerieri del bar Golden di Palermo, che sia prima che dopo la partita hanno avuto la pazienza e la destrezza nel soddisfare le voraci richieste dei pirati Alcott, da segnalare il panino con le panelle, alle 8 di mattina, divorato da Mennella;
- Armando Martello, eroico e stoico dirigente conducente, che tra la notte insonne trascorsa a bordo della nave e gli 800 km guidati tra pioggia, neve e nebbia, ha saputo anche motivare i suoi ragazzi con un discorso negli spogliatoi, proferito in mezzo al cerchio umano dei 20 Amatori, tanto verace quanto efficace..:”GUAGLIO’, CI SIMM FATTI DURICI ORE IN MIEZZO O’ MARE E MO’ E’ VVULITE CACCIA’ NU POCO E PPALLE A SOTTO????”
Sassabenerica